Questa è una domanda che i ristoratori “fissi” si pongono da qualche anno: il delivery, ossia la consegna di un pasto in una casa, ufficio o posto di lavoro, prende piede in America nel 2016 per poi sbarcare in tutto il resto del mondo.

Chiunque voglia, quando vuole, ordina il suo piatto preferito e nel giro di pochi minuti, questo viene recapitato: è dunque la rovina della ristorazione fissa? No, perché alla ristorazione fissa si può affiancare la dark kitchen, anche detta ghost kitchen. Di cosa si tratta?

Una dark kitchen può essere un veicolo, un container o un chiosco mobile allestito con una cucina: esso viene dislocato ovunque il proprietario desideri, non necessita di avere un fronte strada o di essere posizionato in una zona di grande passaggio, basterà solo preparare piatti ed affidarli a una società di delivery per garantire tutte le consegne. A vantaggio anche dei più pigri.

A causa dei disagi derivanti dal Coronavirus, anche alcuni chef stanno riflettendo circa la possibilità di integrare la ristorazione fissa con lo street food e/o il delivery, Rino Duca, per fare qualche nome, proprietario del ristorante “il Grano di Pepe” a Ravarino, che vede il delivery come parte del futuro, o Mauro Uliassi, del “Ristorante Uliassi” di cui abbiamo parlato in questo articolo.

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